Ci fermammo proprio in cima. Sotto...tanto mare e, in lontananza Porto Recanati. Un incanto.

Sembrava proprio una cartolina. Quella vista dal Monte Conero del paese era straordinaria. L'azzurro del mare sembrava accarezzare i tanti colori delle case del paese. Una meraviglia.....una meraviglia che stavo condividendo con lei.

Eravamo abbastanza in alto e quindi, quando il sole iniziava a tramontare, la temperatura si abbassava un pò. C'era un leggevo vento che rendeva ancora più suggestiva quella vista.

Lei guardava in lontananza e io ammiravo il suo profilo con quel suo sguardo verso il cielo. Era bella. Avrei voluto farle una fotografia per fermare quel momento...felice.

- Ho freddo – disse

Abbracciati a me.....avrei voluto dirle ma...e quando ci sarei riuscito a dire quella frase? Mai.

- Vieni – le dissi.

La presi per mano e, aiutandola a scendere una piccola scarpata, la portai in una specie di piccola grotta naturale. Era piccolissima. All'interno alcuni cespugli, dei sassi intorno ad un piccolo e vecchio falò, forse complice di altri incontri. Da lì, il panorama, si poteva vedere protetti dal vento.

- È bellissimo – disse e mi guardò.

- Tu sei ancor più bella -

Cosa avevo detto? Da dove mi era uscito quel coraggio? Abbassai la testa e mi girai verso il mare per evitare il suo sguardo. Ero immobile, non avevo neanche la forza di passarmi la mano tra i capelli. Fu un momento e sentii una mano tra i miei capelli. La sua. Mi girai e lei era li che mi guardava.

- Scusa – dissi

- Scemo – rispose...avvicinando la sua bocca alla mia.

La baciai. Il mare, complice dei miei sogni, mi aveva aiutato. La strinsi. Quel giubbotto di jeans che aveva addosso mi trasmetteva il calore del suo corpo e lei, con le braccia intorno al mio collo, continuava a baciarmi.

- Ferma il tempo – mi chiese

- Se fosse un sogno, lo potrei fare ma....dimmi che non sto sognando. Dimmi che è tutto vero....il latte fresco, i miei capelli, la rosa bianca e tu...dimmi che non sto sognando - sussurrai

- Non ho mai vissuto un momento così magico...grazie per avermelo regalato. -

Si staccò da me e si mise di fronte al mare. Mi prese da dietro le mie mani e se le passò intorno al collo.

- Stringimi – disse.

Restammo in quella posizione per alcuni minuti. Il suo viso contro il vento che le faceva chiudere gli occhi. Non dimenticherò mai quel momento.

Raccolse da terra un pezzo di legno, si avvicino alla parete di quella grotta e iniziò a scriverci qualcosa.

Mentre lei scriveva io continuai a stringerle l'altro mano. Me la portai vicino alle mie labbra e la baciai. Il vento aveva smesso di soffiare, le onde del mare si erano zittite come se tutti volessero ascoltare quelle parole che stava scrivendo.

- Leggi – mi disse

Esistono rose che durano più di una notte....”

Il suo viso era illuminato dal rosso del sole durante il tramonto ed era incantevole. Me lo gustavo. Non riuscivo a chiudere gli occhi mentre la baciavo, volevo guardarla. Avevo paura di perdermi ogni momento di quei...bellissimi istanti. La guardavo mentre con gli occhi chiusi appoggiava il suo capo sulla mia spalla. Non stavo sognando. Finalmente non stavo sognando, lei era li. Quanti pensieri attraversavano quei momenti intensi. Quante volte in quei due giorni avevo sognato quel momento.

  • A cosa pensi? - mi chiese

  • Ai sogni. – risposi – A quanto la vita ci metta poco a diventare un sogno. Ho vissuto questi due giorni per te, guardandoti, ascoltandoti. Ora ho paura -

  • Di cosa? -

  • Di perderti. Ho paura che ritorni ad essere un sogno. Ho paura di svegliarmi e di non trovarti più. -

  • Stringimi – mi disse.

La strinsi. Sembrava una bambina...appoggiava il suo capo sul mio petto come se volesse proteggersi da qualcosa. La sua mano mi stringeva.

  • Qualunque cosa accada, ti prego, non dimenticare mai questi momenti. - sussurrò – Non dimenticare questo tramonto, questa grotta, quest'abbraccio, questi baci...non dimenticarmi mai. -

  • Perchè dici queste parole? - chiesi

Non mi rispose. Mi strinse ancora più forte e mi baciò.

Si era fatto tardi e quindi decidemmo di ritornare in albergo. Camminammo abbracciati finchè non arrivammo alla macchina. Salimmo e lei si avvicinò a me. Fu la prima volta che fui scontento di avere quell'auto...così grande, l'avrei voluta più piccola per stare più vicini.

Accese le radio e in quel momento non poteva passare una canzone migliore per farci da colonna sonora: What a wonderful world di Luis Armstrong.....in quel momento, anche il mio mondo era diventato meraviglioso. Le parole di quella canzone riempivano la macchina e...un'onda di passione ci travolse. Yes, i think to my self, what a wonderful world.... le ultime parole di quella canzone ci ritrovarono ancora abbracciati.